questo natale.
ero pronta, ero ben armata a difendermi dai banalissimi e stupidi ricordi che riaffioravano piano piano. ero pronta con frasi dette a roberta in un pub: "sì, si tratta solo di passare questo primo natale, poi andrà meglio piano piano". ero pronta a leggere messaggi riguardanti te, e forse ero anche pronta a rispondere a domande su di te. ero pronta a trattenere le lacrime chiudendo i discorsi con "ma sì, alla fine, qualsiasi cosa sia successa...anche se mi ha fatto male, oh, n'è valsa la pena". ero pronta a rassegnarmi che questa volta la fine è giunta. ero definitivamente pronta ad accettare che questa volta non si poteva riaggiustare, perchè questa volta è chiaro che non ce n'è più. non ce n'è più di spazio per me.ero pronta a sopportare le foto. e le canzoni. ero pronta anche a continuare negli anni col dubbio che magari pronta non lo sarò mai. ed ero pronta alla pella d'oca quando fermandomi, per un attimo, mi balenava in mente che: non.sarà.più.mai.più. perchè da bravo cane ferito me ne sono andata via, sono rimasta in disparte, coi miei dispiaceri e i miei pianti [che tu non hai voluto placare] a recuperare qua e là pezzettini di te, per poter immaginare come stavi e chi eri. e me ne stavo così, contemplando l'inizio di una fine inevitabile ed inesorabile che mi avrebbe portata ad essere un vago ricordo. una sfumatura nella tua vita. magari un tempo ero qualcuno, ma ben presto sarei stata solo un pallidissimo ricordo. e non c'era niente che potessi fare. la mia battaglia contro i mulini a vento era terminata, avevo smesso di provare. era ora che la tua vita fosse solo un affare tuo. "io non posso chiamarlo quest'anno, ho paura che risponda di no" e con questa frase si era concluso ufficialmente agli occhi degli altri il capitolo più tormentato e barcollante, a livello emotivo, che io abbia mai vissuto. come fare? in qualche modo si deve pur fare. da qualche parte bisogna iniziare ed io inizio mettendo a posto il tappeto, cosa che credici o no, abbiamo fatto solo insieme...uno stupidissimo rito delle feste che ha introdotto mia madre e ci ha costretti a fare. farlo da sola è stato il primo assaggio di cosa mi sarei dovuta aspettare da questo primo natale. difficile. "no, non posso chiamarlo, quest'anno prorpio no". fine.
invece no.
ma non posso nemmeno fare una sintesi o un resoconto di quello che è successo sei giorni fa. non posso raccontarlo perchè se ci provo banalizzo tutto ad una serie di eventi. ed è successo tutto eccetto una serie di eventi. è successa la magia del natale, stavolta è venuta prima e stavolta è un regalo solo per me. un regalo che hai deciso tu di farmi. per la prima volta dopo avermi dimostrato quanto sei bravo a scappare, mi hai mostrato che sai tornare. io non c'avrei creduto mai, ma direi una bugia se dicessi che una parte di me non ci sperava. perchè ci speravo e poi come. avevo un nodo in gola tanto grande da impedirmi di respirare bene. poi si è sciolto con un sorriso. il primo sorriso del natale. il primo sorriso dell'inverno. il primo sorriso vero dopo mesi e mesi di dubbi. il primo sorriso del ritorno. e adesso tutti a dire che idealizzo le cose, e anche tu dici che la faccio troppo pesante. ma a me non importa, perchè solo io posso sapere esattamente cosa significhi tutto questo. sono uscita da casa tua rinata. un sorriso, un abbraccio. sentire che non sono cambiate le cose. che se anche tutto il resto cambia, certe cose restano esattamente come sono sempre state: semplici [complicate] e bellissime. che non si possono raccontare, si leggono negli occhi, si leggono in volto.